Tavola rotonda
“La social responsibility fa bene al business?”


Con Domenico De Masi (moderatore), Lodovico Grompo (Responsabile del fund raising di Informatici Senza Frontiere) Bruno Soresina 8Presidente di SIAM 1838) e
Gabriele Mutti (BMS Italia)

di Roberto Carminati

Non è in dubbio la possibilità di trasformare in business le iniziative aziendali di responsabilità sociale. Gli interrogativi riguardano invece le strategie più corrette per agevolare la trasmutazione della solidarietà in danaro. “La mia esperienza mi insegna che la corporate social responsibility funziona”, afferma Bruno Soresina, presidente di Siam 1838 (Società di incoraggiamento delle arti e mestieri) “quando è ispirata e trasmessa alla forza lavoro direttamente dai vertici delle imprese”.
Nel corso della tavola rotonda conclusiva le parole di Soresina hanno reso alla perfezione il senso più profondo dei progetti di Csr che non si esauriscono con estemporanee azioni di solidarietà o beneficenza, ma richiedono strategie di ampio respiro capaci di plasmare l’intera attività d’impresa.
E pur diventando sorgenti di reddito e guadagno, hanno bisogno di altro che non la semplice pianificazione manageriale: “La razionalità non basta”, dice Soresina, “se non è trainata dal cuore”.
Potrebbe sembrare pura retorica, quella di Soresina, non fosse per l’impegno personale che il manager ha dedicato all’attivazione di asili nido aziendali ai tempi della sua dirigenza in Atm e alla ricerca di vaccini anti-colera per i lavoratori di Marcianise ai tempi delle emergenze epidemiche. “Il risultato? Che i lavoratori hanno acquisito una nuova coscienza e un nuovo sentimento di appartenenza all’azienda, riducendo sino al 10% circa un tasso di assenteismo prima preoccupante”.

Alternativamente, l’attività produttiva trae vantaggio da iniziative come quelle descritte dal responsabile delle architetture informatiche di BMS Italia Gabriele Mutti e tese a favorire attraverso l’adesione ai progetti di AVIS Milano una prevenzione medica completa e benefici economici. “La cultura della donazione ha attecchito subito in azienda”, dice Mutti, “e per questo BMS ha collaborato con Agos per lo sviluppo della carta di credito AVIS Card. Del tutto gratuita per i dipendenti e carica di benefici per le loro famiglie, consente a BMS di versare all’Associazione dei donatori i proventi generati dai tassi di interesse bancari. È una via di mezzo fra sociale e business”.
Ma ai più sensibili fra i quadri e i decision maker aziendali si rivolge il responsabile della raccolta di fondi degli Informatici senza frontiere Lodovico Grompo, un passato fra i leader del software gestionale di SAP. Con progetti open source per la creazione di applicativi destinati agli ospedali del terzo mondo e di formazione e assistenza informatica nelle carceri e nelle comunità di recupero di casa nostra, oggi la realtà trevigiana del no profit cerca una nuova organizzazione. E nuove menti: “Con 300 associati siamo adesso una realtà consolidata”, dice Grompo, “ma stiamo cercando la collaborazione di aziende dell’ICT che partecipino ai nostri progetti adottando ospedali e strutture disagiate e mettere a disposizione i loro dipendenti per corsi di formazione e interventi”.