Piano triennale per l’informatica nella PA: Assintel denuncia i rischi anti-mercato e le incongruenze normative su fatturazione e conservazione digitale

Il Piano introduce la costituzione di Poli di Conservazione pubblica e di un Provider Unico per la fatturazione elettronica, di fatto tagliando fuori le aziende accreditate AgID e contravvenendo alla normativa europea.

 

Milano, 13 luglio 2017

 

Il Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica amministrazione 2017–2019 è un segnale di priorità importante che Governo e AgID lanciano per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, ma contiene alcuni elementi fortemente critici di violazione del libero mercato, su cui Assintel, l’Associazione Nazionale delle imprese ICT e Digitali di Confcommercio, annuncia battaglia.

Il primo elemento critico è la nuova costituzione dei cosiddetti Poli di conservazione, sistemi realizzati dalle Pubbliche Amministrazioni per la conservazione perenne degli archivi digitali della PA. La norma crea ambiguità sui perimetri di competenza dei Poli e soprattutto taglia completamente fuori le oltre 70 imprese private accreditate AgID, che hanno speso decine di migliaia di euro per rientrare nel registro e per poterci restare, e alle quali il CAD stesso dà il diritto di fornire questi servizi.

“Proprio per tutelarsi, queste imprese si sono riunite nel gruppo Assoconservatori Accreditati di Assintel, ottenendo fin da subito alcune significative vittorie, commenta Giorgio Rapari, Presidente Assintel, ma è come se ad ogni provvedimento dovessimo aspettarci delle insidie che costantemente tentano di depauperare il mercato”.

Il secondo elemento critico riguarda la fatturazione elettronica B2B ed è emerso in una recente intervista a Luigi Casero, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, in cui ventila la costituzione di una fattura elettronica tutta italiana, veicolata da un unico provider di stato (SdI di Sogei) e conservata da un unico ente centralizzato governativo. Se si avverasse, andrebbe contro gli indirizzi di Bruxelles, che tutelano la libera concorrenza attraverso l’idea di access point certificati ma liberi. La soluzione corretta sarebbe invece l’approvazione di un unico standard di riferimento europeo (CEN), che permetterebbe alle aziende che lavorano con l’estero di avere un solo tracciato, e tanti provider di mercato certificati dall’UE con la compliance Peppol per la trasmissione delle stesse all’Agenzia, e infine una conservazione a norma lasciata al libero mercato attraverso i conservatori accreditati AgID.

La terza criticità è trasversale alle prime due e, se vogliamo, ancor più grave: riguarda il fenomeno per cui alcune Pubbliche Amministrazioni scelgono di crearsi in-house i servizi IT per la fatturazione e la conservazione digitale ma successivamente li rivendono sul mercato con tariffe sotto costo, grazie alle particolari condizioni di tutela in cui operano. “In questo modo, commenta Giorgio Rapari, Presidente Assintel, è come se utilizzassero i soldi dei contribuenti, tra i quali le aziende private IT, per fare concorrenza sleale alle stesse aziende, inquinando di fatto le dinamiche del libero mercato. Per queste ragioni abbiamo in programma una serie di iniziative, anche legali, per difendere i diritti delle imprese e del libero mercato”.

 

Press info

DOWNLOAD COMUNICATO STAMPA

Andreas Schwalm: comunicazione@assintel.it